Il pulpito fu realizzato da Donatello e Michelozzo tra il 1434 e il 1438 ed è costituito da 7 pannelli di marmo finemente lavorati con scene di putti festanti. Era collocato fuori dal duomo, sull’angolo destro della facciata, dove attualmente si trova un calco in vetroresina. Le formelle originarie sono state restaurate e ricollocate in un ambiente museale protetto.
Lo stato di degrado delle 7 formelle era molto spinto, ma anche differenziato, e uno dei quesiti a cui rispondere era se la ragione potesse risiedere sull’utilizzazione di marmi di tipo differente. Le analisi sono state effettuate su 13 campioni prelevati nelle sedi delle staffe di metallo di collegamento.
Risultati delle analisi
Il processo di assegnazione dei marmi del pulpito è stato eseguito utilizzando un sottoinsieme di cave che, oltre a Carrara, comprende marmi molto simili, ovvero le cave del Pentelico, di Afion e di Altintas. I risultati confermano la provenienza apuana di tutti i campioni del pulpito, come tradizionalmente accettato.
Per un’assegnazione più dettagliata si è definito un nuovo database con i soli campioni apuani, comprendente 4 bacini. Pur essendo i campi di esistenza molto sovrapposti, i campioni sono chiaramente centrati su Serravezza e Miseglia, con probabilità confrontabili. Ragioni storiche fanno propendere per Miseglia.
La curva della variabilità generalizzata colloca i campioni del pulpito tra gli insiemi “blocco grande” e “blocco piccolo” facendo ipotizzare che tutte le formelle siano state ricavate da un unico blocco di marmo, e che quindi il diverso stato di degrado non possa essere imputato all’uso di differenti materiali.
dal Consiglio Nazionale delle Ricerche